Press/Stampa

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UN AVIATORE NELL’INVISIBILE.

Dall’Orto, anche interprete, continua il dialogo stretto con lo scrittore-aviatore e conia un duo nudo e calzante, un’opera da camera senza fronzoli….I pochi elementi in scena (una radio, un tavolo, una cabina di volo; vestito di panama, sahariana, giubbotto da pilota; scena e costumi sono di Armando ed Elena Mannini) servono a creare un contesto in cui possa manifestarsi la “potente tranquillità” del paesaggio d’alta quota, l’atto mistico non consolatorio, ma acre, l’evento che comunque è “una notte di disordine”.

 

LUCA ARCHIBUGI – CORRIERE DELLA SERA

 

 
 

 

 

QUEL VOLO DI NOTTE DI UN PICCOLO PRINCIPE.

Quasi nel tempo reale di quel dialogo disperato prima dello schianto dell’aereo rimasto senza rotta e senza benzina, alternato con le riflessioni “eroiche” di Rivière vicino alla sua scrivania, Italo Dall’Orto, autore del serrato adattamento teatrale, concerta squarci drammatici e di poesia a un passo dal delirio. Come il bellissimo brano delle stelle che diventano per Fabien quasi un’attrazione fatale, un canto delle sirene, una bussola orientata verso la morte.

NICO GARRONE – LA REPUBBLICA

 

 

SAINT-EXUPERY, VOLO NOTTURNO VERSO IL MISTERO.

Esistere, morire, vivere eroicamente: qual è il senso di una vita che corre verso la morte?…”Volo di notte” è un atto unico che Italo Dall’Orto (regista, drammaturgo ed in questo caso anche attore) riempie di mistero e di riflessione…Dietro un’imponente scrivania/ponte di comando dalla quale Rivière distribuisce ordini utilizzando un vecchio radiotelegrafo, il direttore elucubra le proprie responsabilità con pacatezza e mancanza di interiore profondità …”La morte in diretta” di Fabien (suggestiva la trasformazione della scrivania in cabina di pilotaggio dalla quale Fabien/Dall’Orto lancia, di volta in volta, messaggi d’S.O.S. carichi d’angoscia straziante) viene tamponata dalla freddezza psicologica di Rivière, moralmente giustificato dalla sua onnipotente capacità di “infondere nei suoi uomini un’identità, una volontà”…A Dall’Orto il plauso di aver allestito uno spettacolo pregno di introspezioni sulla vita e sul senso/valore della morte, restituendo sulla scena lo splendore di una descrizione paesaggistica notturna che in Exupéry raggiunge vette altissime. Originali i costumi d’epoca di Elena Mannini, la scenografia di Armando Mannini, nonché le musiche originali e gli effetti speciali di Gionni Dall’Orto.

GIAN LUCA ATTANASIO – IL TEMPO