Una favola tra vita e morte.
Forse il volo più aperto e libero che il pilota e scrittore Antoine de Saint-Exupery abbia ma i fatto, tra tante rischiose missioni in pace e in guerra, è stato quello compiuto sulle pagine bianche nelle quali andava componendo la storia “Piccolo Principe”. E’ una favola, certo, pensata però tra vita e morte, in una situazione disperata: solo nel deserto, senz’acqua, Saint-Exupéry proietta da sé il bambino che avrebbe voluto essere. E’ una favola adulta, “consapevole”, che incanta i grandi non perché “sono stati bambini una volta”, ma proprio perché sono diventati grandi. E’ un capolavoro che insegna l’essenziale e semplice verità delle cose, però ci avverte anche che “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Andrea Camilleri
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Solo morendo...
“Quando un mistero e così sovraccarico, non si osa disubbidire".
E se ad esempio a parlarci e a interrogarci e una "personcina" sbucata chissà come dalla sabbia del deserto, inutile chiedere: "Ma che cosa fai qui?".
Non resta che rispondere, come si e capaci.
Caduto da un mondo che non e il nostro, it piccolo principe porta con se il segreto di una sua vita malinconica.
Quella di chi vive in un minuscolo pianeta sconosciuto e non ha altra distrazione che di inseguire i tramonti, spostando appena di un po’ Ia sedia.
O pulire i camini dei tre microscopici vulcani.
O impedire che i semi di baobab mettano radici e divorino Ia realtà tutt’intera, che é poco più di niente.
Tanto basta però per fare di lui un alieno non nel senso banale che ha ormai questo termine, ma nel senso di chi e davvero “altro” e quindi é capace di uno sguardo straniato e straniante.
Basta porgere orecchio alle sue domande (sempre che siamo in grado di farlo).
“Le spine a che cosa servono?".
II povero aviatore che inutilmente sta cercando di far ripartire il suo aereo risponde a caso, non senza acredine.
A che servono Ie spine? Le spine non servono. Sono pura cattiveria da parte dei fiori.
Già, ma é credibile una risposta del genere?
Non é più giusto considerare che i fiori sono deboli e si rassicurano come possono?
Sia come sia, qui c'e un problema. O no? C‘e, eccome.
II piccolo principe incalza. “E non é una Cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente?". Non possiamo più tirarci indietro, presi come siamo dentro il cerchio magico di uno strano domandare.
Strano perché ingenuo, infantile - nessuna persona seria é disposta a stare al gioco fino in fondo.
E' tuttavia essenziale - non c’é chi non vede che qui ne va di noi, perché ne va di qualcosa che sfugge al sapere razionale e che tuttavia raggiunge il profondo.
ll contenuto di questo sapere é destinato a restare invisibile, inafferrabile.
Ma non per questo dovremo dire che non é.
D'accordo, non é per gli occhi.
E forse neppure per il cervello.
Ma non resta forse vero, come suggerisce la volpe, che “non si vede bene che co! cuore"?
A misura che il piccolo principe, gettato nel mondo, sul mondo getta uno sguardo che Io illumina e lo rende estraneo a se stesso, non può negarsi al mondo, sottrarsi ad esso, fuggirsene via. Ritornare Ie da dove e venuto.
Già, ma come figurarsi questo “dove"?
Il piccolo principe lo ha descritto come un luogo non-luogo, forse un’invenzione, forse una fonte di quello stupore che rigenera l‘intera creazione.
Ad esso non e possibile essere restituiti se non offrendosi al morso del serpente, “uno di quei serpenti gialli che ti uccidono in trenta secondi”.
Bisogna farlo, non c‘é altro modo.
Naturalmente non e detto che morire significa poi risorgere.
E' detto che solo morendo si può sperarlo.
Sergio Givone
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La manifestazione ideata per commemorare Saint-Exupéry nel centenario della sua nascita è un occasione per ripensare ad un grande scrittore che con il suo “Piccolo Principe” riesce a coinvolgere un pubblico di tutte le età con una delle più belle favole del novecento.
Attraverso un racconto poetico e fantastico che insegna l’essenzialità delle cse della vita, nella figura del piccolo protagonista l’autore incarnò se stesso con i suoi sogni, le sue ricchezze interiori e la profondità del suo cuore.
La versione teatrale di questa favola che riporta ciascuno di noi all’età e ai valori dell’innocenza, ancor più ne evidenzia la grande suggestione e ne conferma nel tempo il successo.
Carlo Azeglio Ciampi
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L'anima de||'artista
...lorsque j’avais six ans...
Un tempo lontano, quando avevo sei anni, mi capito di incontrare, in una pagina dei fatati volumi della Scala d’oro, una straordinaria figuretta infantile.
Si trattava di un bambino speciale, nel quale luminosa evidenza aveva Ia forza della fantasia, e amabile, struggente era il senso della bellezza.
Può apparire singolare che gli adulti se ne accorgessero; sta a dimostrarlo che non di rado gli si rivolgevano con la frase “Tu hai l'anima dell’artista”, frase che riusciva misteriosa al bambino.
Anche perché veniva pronunciata di regola non guardandolo in viso ma, come capita, fissando I‘occhio assorto sulla sua spalla, 0 sulla mano, o sul braccio. Il bambino comincio allora a chiedersi, e a chiedere agli altri, che cosa mai fosse quest anima de|l’artista che lui possedeva e che sembrava esserglisi posata addosso senza che
se ne fosse accorto; e chi gli diceva é qualcosa di speciale, chi alludeva con moto delle mani a oggetto vagante per l’aria, chi sorrideva con aria sognante e non senza
un sospiro, chi alzava ispirato gli occhi al cielo, chi tentava descrizioni che avevano a che fare con le sfumature dell’arcobaleno...
Pina Ragionieri
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Una voce di dentro
Il Piccolo Principe e un piccolo aureo libro di iniziazione alla vita, attraverso un ritorno all’infanzia e alla sua sapienza libera di pregiudizi, dallo sguardo limpido sulle cose e sul mondo.
Questo piccolo-grande libro celebra la libertà, perduta libertà nell'entropia del diventare adulti.
Un vangelo di semplicità in armonico accordo con le stelle del cielo e ogni filo d’erba della terra.
Un poema di suoni, di voci, di echi, dalla prima eta della vita, lo scrigno di verità che apre i sentieri nel percorso dell’esperienza.
Una autobiografia che è diventata l'autobiografia inconsapevole di milioni di lettori. quelli che non dimenticano la magia dei primi anni, l’astuzia geniale di un’infanzia che non conosce remore, ostacoli e in ogni istante da la soluzione ai tormentosi problemi della maturità.
In una prosa incantevole, Antoine de Saint~Exupéry, da una postazione desertica del Sahara ci porta a spasso nei mondi del potere, del pregiudizio, delle corazze sociali, per liberarci con una vera e propria annunciazione.
Ci dice di continuare ad essere bambini. Ci dice di mantenere luminosa la fiamma dell’infanzia. Perché solo così potremo illuminare il nostro cammino su una terra desertica, come quella su cui precipita l'aereo in avaria.
Leggere Saint-Exupéry é come ascoltare una voce dentro, che ciascuno possiede e che ciascuno ignora.
E un esercizio di scavo nella profondità del nostro interiore.
Gioiosa, fanciullesca penetrazione di un mistero insondabile.
Graziella Magherinl
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E se...
E se nel suo ultimo volo. il volo senza ritorno, Antoine de Saint-Exupéry avesse incontrato di nuovo il Piccolo Principe?
E se fosse stato proprio il Piccolo Principe a trattenerlo per impedirgli di rientrare in un mondo crudele intento a soffocare nel sangue e nella cieca bestialità i palpiti della fratellanza umana?
In un’epoca nella quale andiamo sempre più coabitando con |'orrore non mi dispiace pensare che quando ancora gli alieni e il patetico E.T. non avevano diritto di cittadinanza nell‘immaginario collettivo, il poeta del Volo di notte non sognava guerre stellari ma poteva imbattersi nel Piccolo Principe.
Dal racconto di questo incontro - pagina preziosa tessuta di simboli (e poco importa se non siano sempre decifrabili) - abbiamo almeno appreso che se una voce di bimbo ci chiede di disegnargli una pecora o un cane, un cammello, o un elefante dobbiamo tutti, per un attimo, trattenere il fiato.
Perché forse in quel momento stiamo entrando, senza saperlo, nel magico mondo della più vera poesia.
Paolo Emilio Poeslo
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Una piccola pecora bianca
Piccolo capolavoro di non facile decifrazione il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry: forse il fascino del suo messaggio poetico e da attribuirsi al misterioso rapporto che si stabilisce fin dall'inizio fra autobiografia e favola, fra abbandono al richiamo favoloso dell'infanzia lontana e avventurosa coscienza del percorso compiuto da parte di chi racconta e trasferisce nella fiaba i sapori e i colori di un mondo perduto.
Allora verrebbe da definirlo come un testo emblematico di “formazione”, come Ia proposta di un microcosmo inventivo (la misteriosa dimensione da cui proviene il piccolo Principe) che intende riflettere nella pagina I’immagine di un'epoca felice per riviverla, per se e per gli altri, proprio nel momento dell'ultimo bilancio, nei giorni del rischio e del pericolo, estremo esorcismo poetico di fronte al dramma della guerra che già insanguina I'Europa.
“Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino. Ma i’opinione che avevo di loro non é molto migliorata/.../ Così ho trascorso la mia vita solo. Senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano nel deserto del Sahara…"
E' forse I’incipit della favola può aiutarci a capire, col suo riferimento al drammatico evento che nel 1935 segno la vita di Saint-Exupéry, le ragioni che si nascondono dietro la fantastica apparizione del Piccolo Principe, la volontà di affidare al suo immaginario alter ego una funzione salvifica, il ruolo della speranza di fronte al triste universo degli adulti affondato in una realtà che non ha più senso, perduti per sempre i segni della Iibertà fantastica.
Credo proprio che questo sia il profondo significato della favola del Piccolo Principe, affidata ai ragazzi, o meglio alla loro capacità d’invenzione fantastica, ma anche destinata a trasmettere a tutti un messaggio di dolente malinconia.
E tuttavia sono convinto che in questo piccolo libro si nasconde un segreto che e impossibile decifrare fino in fondo.
E' il segreto della vita inquieta ed errabonda di Saint-Exupéry, quel segreto che lo spinge a percorrere senza tregua le vie del cielo alla ricerca di uno spazio incontaminato ove affondare uno sguardo finalmente libero e puro.
E forse proprio qui, in questa pagine, è da cercarsi la chiave della sua misteriosa scomparsa nell'ultima avventura di guerra, nel volo che dalla Corsica lo conduce sulle coste della Francia occupata in una missione esplorativa. Certo il suo ultimo volo, la definitiva ascensione del Piccolo Principe verso l’universo della sua favola.
Credo che proprio questo nodo misterioso abbia ispirato il mio carissimo amico Daniele Del Giudice quando nel suo Staccando l’ombra da terra (il libro che raccoglie alcune delle più belle pagina che siano state scritte sul personaggio Saint-Exupéry) riferisce a suo modo |’episodio leggendario della scomparsa dallo scrittore-aviatore nelle acque azzurre dell’alto mediterraneo. Volava duemila piedi più in alto di noi - narra Del Giudice riportando il rapporto di due piloti tedeschi - non potevamo attaccarlo; con nostra grande sorpresa viro e comincio a
scendere, sembrava venirci incontro. lo feci una spirale in salita e mi sistemai in posizione di tiro. Sparai, lo mancai.
Feci un tonneau riguadagnando una buona posizione, sparai di nuovo ma la raffica gli passo davanti.
Lui cerco di sganciarsi buttandosi in picchiata, lo inseguii, quando fui a una trentina di metri tirai di nuovo. Vidi una scia bianca che usciva dal motore destro, l' aereo volo basso lungo
Ia costa, cadde in mare...”. Del Giudice afferma di preferire questo racconto perché e il meno misterioso, meno di un suicidio o di una distrazione o di un’avaria; anche io
sono del suo parere. Così -ne sono certo- doveva scomparire il Piccolo Principe, avvolto in quella scia bianca che riporta alla mente il desiderio della piccola pecora bianca, il talismano misterioso che il Piccolo Principe aveva richiesto con tanta insistenza all’inizio del suo straordinario racconto.
Giorgio Luti
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Ripensando a Sandro
"Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande...
Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).
Perciò correggo Ia mia dedica:
A LÉON WERTH OUANDO ERA BAMBINO
(dalla dedica dell'autore a “il Piccolo Principe")
Anch'io voglio dedicare queste brevi righe al bambino che é sempre vissuto nel mio Sandro, anche nei momenti più tragici della sua vita: uno dei ricordi che ho raccolto con più commozione dalla sua viva voce e quello del viaggio pieno di rischi che dovette fare nel ‘44 da Milano a Roma, per una missione di estrema importanza.
Dopo una serie di peripezie, arriva a Prato e deve raggiungere nottetempo Firenze: Ie strade sono piene di reparti nazisti in fuga verso il nord e quindi particolarmente inferociti.
É solo: I’autista che I’aveva accompagnalo da La Spezia non se la sente più di proseguire.
“lo avevo una valigetta - mi raccontò - Ml ricordo di aver pensato dl assomigliare a Charlot.
Ero solo soletto e non sapevo che strada prendere per arrivare a Firenze...
La parole disperazione é sciocca, non mi si addice. Pero é difficile immaginare la situazione in cui ero... Mi sedetti su un
muricciolo. Sembravo davvero Charlot, con quella valigetta e le mie povere cose…"
Finalmente una vecchietta, vinta Ia paura, si affaccio da una finestra e a voce bassa, per paura del coprifuoco, gli indicò la strada per Firenze, dove arrivo sfinito, a|l'alba del giorno dopo.
Forse, il fatto di essersi visto come Ia figuretta di quel sublime bambino che era Charlot l’aveva aiutato a superare Ia propria disperazione, a trovare il pozzo salvifico in mezzo al deserto del coprifuoco.
Non si vede bene che col cuore...
Carla Pertini